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La traduzione giuridica

Il termine linguaggio giuridico indica diversi generi legati strettamente allo scopo comunicativo, al contesto in cui sono utilizzati, agli eventi comunicativi o attività ad esse associate, oltre alle relazioni sociali o professionali che fanno da sfondo a questo contesto, vale a dire il tipo di relazione professionale che esiste tra i partecipanti che ne prendono parte.

In genere il linguaggio giuridico è noto per le sue caratteristiche di linguaggio ostico. Il diritto regola ogni manifestazione della vita sociale, perciò confluiscono nella terminologia giuridica termini creati dal legislatore, parole del linguaggio comune utilizzate in accezione tecnica e così via.

Espressioni “oscure”, sintassi sinuosa, arcaismi, ripetizioni, tortuosi labirinti linguistici: i traduttori non solo devono essere competenti nell’ambito del corretto utilizzo di termini del linguaggio tecnico specifico, ma occorre anche una buona conoscenza dei diversi ordinamenti giuridici. 

Quanto alle caratteristi del linguaggio giuridico, quest’ultimo si presenta per la sua nota caratteristica di essere un linguaggio impersonale, decontestualizzato, impone obblighi, conferisce diritti, permessi, proibizioni, ma il quadro è ancor più complicato se aggiungiamo che ogni paese ha un sistema normativo diverso, i cui effetti si producono non solo dal punto di vista linguistico ma anche culturale. 

Prendiamo ad esempio il linguaggio giuridico inglese. Alcune difficoltà traduttive dall’inglese all’italiano riguardano:

1)    La lunghezza delle frasi
2)    Il carattere nominale
3)    L’utilizzo di complesse locuzioni preposizionali
4)   Espressioni in sequenza di più parole o frasi appartenenti alla                                                                  stessa  categoria   grammaticale, legate dal punto di vista   semantico  e tra loro collegate con              congiunzioni
5)    Discontinuità nella frase
6)    Stile del testo proposto
7)    Terminologia 

Non dobbiamo inoltre trascurare il fatto che il Codice Civile italiano, di eredità Napoleonica, è dal punto di vista formale e del contenuto difficilmente comparabile a quello Britannico. Si sostiene infatti che, il nostro Codice Civile sia noto, se paragonato a quello Britannico, per la semplicità delle espressioni, a spese della “chiarezza”. Invece il sistema Britannico, Common Law, è generalmente privo di codificazione. Non esistendo quindi un vero e proprio compendio di leggi, il principio è il “precedente”: il giudice dovrà conformarsi alla decisione adottata in una precedente sentenza nel caso in cui quest’ultima sia identica a quella trattata nel caso già deciso.

Molto spesso, per un traduttore si fa avanti la necessità di far fronte alla nozione di equivalenza funzionale tra concetti appartenenti ai diversi ordinamenti giuridici, vale a dire un’equivalenza basata sul confronto di  due termini, in base alla realtà giuridica di appartenenza.

Vediamo qualche esempio in lingua francese:

Procuratore reggente     Procureur principal
Reo confessore              Coupable
Disastro doloso              Désastre criminel
Sezione penale              Chambre pénale

Inoltre, con l'affermarsi dell’ordinamento comunitario, sono evidenti le problematiche che scaturiscono dalle differenze e dalle distanze tra i sistemi giuridici e gli apparati linguistici comunitari.

Infatti di base, non si dispone di una comune terminologia giuridica, ma nella fase di elaborazione normativa, si è imposta all'interno delle  istituzioni comunitarie la prassi secondo la quale la bozza preliminare del documento normativo viene realizzata utilizzando le tre principali lingue di lavoro (inglese, francese e a volte il tedesco). Pertanto, i documenti non sono pensati multilingue, e solo successivamente sono tradotti nelle diverse lingue ufficiali, cioè  nella fase finale della redazione.

Ulteriori problematiche riguardano il difficile rapporto tra la legislazione comunitaria e quella dei singoli Stati Membri. Gli atti comunitari sono difficilmente armonizzabili nei diversi contesti nazionali, sia perché la normativa richiede l'inserimento di concetti giuridici molto sono spesso sconosciuti agli assetti Nazionali stessi, e sia perché le difformità di recepimento da un ordinamento all'altro tendono a inficiare l'uniformità giuridica dell'Unione Europea.

Infine, è opportuno anche mettere in luce l’aspetto dell’intraducibilità dei concetti. Il traduttore giuridico si trova davanti alla necessità di lavorare in una costante attività di comparazione giuridica, verificare il significato esatto del concetto tradotto cercando nella lingua di arrivo un concetto con un significato paragonabile.

Quanto al genere testuale, dobbiamo anche considerare che la traduzione giuridica è un territorio molto vasto, tra generi testuali più disparati, a rimandi degli stessi ad altre realtà extratestuali in ambito giuridico, che fa sì che il lavoro del traduttore sia davvero quello di un esperto in legge a tutti gli effetti.
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http://www.torkanweb.com/#!LA-TRADUZIONE-GIURIDCA/c1jsz/ily3stoi21

Linguaggi specialistici: una seconda lingua straniera?

Linguaggi specialistici, lingue speciali e micro lingue. Diversi sono i modi attraverso cui gli studiosi intendono un universo linguistico di lingua, codici, simboli e segni relativi a linguaggi che nascono all’interno di ambiti di alta specializzazione ( medico, legale, informatica ecc). Tuttavia occorre ricordare che queste forme di comunicazione partono da un linguaggio “comune”. 
Vale a dire della lingua di uso corrente che viene applicata nei diversi settori in questione e diventano perciò linguaggi “speciali” o che dir si voglia, “specialistici”. Pertanto una parola di uso comune si differenzia nel significato se applicata all’ambito comunicativo specialistico.
Il linguista Gian Luigi Beccaria, per esempio, ha osservato che oggi « tra vocabolario comune e vocabolario tecnico-scientifico si alzano barriere sempre più esili e le scienze immettono con sempre maggiore frequenza neologismi nella lingua corrente», aggiungendo inoltre che se «un tempo la persona di media cultura conosceva poche parole scientifiche, oggi ne conosce un gran numero» (Per difesa e per amore. La lingua italiana oggi, 2006, pp. 55 e 56).
Possiamo inoltre osservare che la presenza della terminologia specialistica nella lingua comune si avverte soprattutto in tutte quelle discipline o in quei campi del sapere che intrattengono rapporti più quotidiani nella nostra vita di tutti i giorni: il linguaggio medico o giuridico, sono un esempio fra tutti.

D’altro canto la preponderanza e l’irruenza delle nuove tecnologie nella vita quotidiana porta grandi “masse” di parlanti a familiarizzare con le relative terminologie tecniche. A far da tramite, sono anche tutte quelle scritture specialistiche particolari, dai foglietti illustrativi dei medicinali alle comunicazioni degli enti pubblici e privati con il cittadino. Un discorso a parte meriterebbe il linguaggio “tra specialisti”, in cui esiste un muro un po’ troppo alto per essere valicato dalle comuni masse di parlanti che non hanno gli strumenti necessari per accedere ai significati dei linguaggi in questione (pensiamo ad esempio ad un convengo medico).

Il modo in cui si formano e si consolidano i linguaggi specialistici sono la rideterminazione semantica di termini della lingua comune, realizzata soprattutto attraverso procedimenti metaforici, nella quale possiamo anche far rientrare i fenomeni di conversione grammaticale, cioè di passaggio da una classe a un’altra, molto spesso per ellissi («insufficienza della mitrale [valvola]», in Serianni 2005, p. 200).
Il transfert lessicale, ossia il trasferimento di vocaboli ed espressioni da una scienza già consolidata a una scienza o tecnica in via di sviluppo (tali metafore tecniche possono essere d’uso corrente presso gli specialisti o apparire nei testi divulgativi).

Aggiungiamo anche la creazione di neologismi per derivazione o per composizione , la composizione con elementi greco-latini e l’uso di sigle e acronimi, talora identici a nomi propri o comuni, come EDIT (Error Deletion by Iterative Transmission), fino all’accoglimento di forestierismi, in forma integrale, adattata o attraverso il calco semantico.
Infine, nel lessico dei linguaggi specialistici sono anche presenti i cosiddetti tecnicismi collaterali, cioè «particolari espressioni stereotipiche, non necessarie, a rigore, alle esigenze della denotatività scientifica, ma preferite per la loro connotazione tecnica» (Serianni 2005, pp. 127-59). In questa categoria possiamo accogliere anche tipi morfologici: il sintagma ‘nome + prep. a + nome’,  «reti a struttura accoppiata», espressioni in espansione perché adatte a rispondere ai composti nominali molto strutturati nell’inglese scientifico.

Per quanto riguarda la lingua delle tecnologie e dei nuovi media, lo strumento più usato per l’arricchimento del lessico in questo settore è la derivazione. Tuttavia sia la prefissazione che la suffissazione sono influenzate dal modello della lingua inglese, la quale impone una serie di suffissati ( -er per i nomi d’agente, -ing per i nomi d’azione ecc.) o di prefissati (cyber-). 

Sono molto utilizzati anche gli ibridi anglo-italiani,  bloggista, customizzare, con pronuncia oscillante tra la riproduzione di quella inglese e quella italiana. Non dimentichiamo anche la frequenza di composti con e- ‘elettronico’, con web- o con net- nel significato di ‘rete, tra i quali ricordiamo gli ibridi con sequenza anglosassone determinante-determinato (net-azienda ‘azienda che opera usando la rete’; e-farmacia ‘farmacia virtuale che commercializza i farmaci in rete’ ecc.). 
È evidente che il settore dell’informatica è ricco di elementi iconici, riconducibili alle icone che riproducono un oggetto o un comando, per esempio il disegno di una casa  indicare il pulsante virtuale che consente di spostarsi alla pagina iniziale (in inglese home page) o il disegno di un carrello della spesa per indicare il pulsante che consente di acquistare merci in rete. Non dimentichiamo inoltre le icone che, combinando caratteri alfabetici e segni della tastiera del computer, servono ad arricchire la comunicazione in rete (posta elettronica, chat, blog ecc.) oltre a tutto il paesaggio di sfumature emotive ed espressive delle ben note faccine o emoticons. 

Rispetto alla lingua italiana che riceve passivamente il linguaggio dell’informatica attraverso calchi linguistici, o “accogliendo” il termine inglese in uso, diverso è il comportamento di altre lingue straniere, le quali reagiscono molto più attivamente, tra tutte la lingua francese. Possiamo citare il caso di spam che il francese rende con il neologismo pourriel, ottenuto dalla fusione dei termini poubelle ‘cestino della spazzatura’ e courriel ‘posta elettronica’ (a sua volta coniato per giunzione delle sillabe iniziali di courrier ed electronique). 

In questo universo linguistico si colloca la professionalità del traduttore, nell’interpretare prima e tradurre poi, un contenuto linguistico specialistico. Occorre un’alta specializzazione non solo linguistica ma anche “tecnica”, relativa cioè a tutte le tecniche traduttive che nel corso del lavoro adopererà per adattarle al contesto linguistico di riferimento della traduzione. Allo stesso tempo un professionista deve “manipolare” anche il contenuto della traduzione, vale a dire deve avere una profonda conoscenza della materia ed adattarla al contesto socioculturale di riferimento. Pensiamo ad esempio al linguaggio giuridico o medico, settori altamente specializzati, tra i tanti,  in cui la traduzione è così importante da affidare al traduttore grandi responsabilità. Ecco perché si parla di specialisti della traduzione. 
Se parliamo perciò di lingue “specializzate” o “speciali”, parliamo anche di traduttori “specializzati” e forse, anche loro, un po’ “speciali”.


Dott.ssa Giovanna Bondanese, laurea in Lingue e Letterature Straniere, laurea magistrale in Traduzione Specialistica, laurea specialistica in Scienze della Mediazione Interculturale. Insegnante di lingua inglese, francese ed italiano per stranieri. Traduttrice, mediatrice interculturale.

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